In questo articolo parleremo della funzione simbolica delle immagini e di quanto questa impatti nell'attività ludica.
Le immagini sono molto utilizzate a scuola, ma non tutte hanno la stessa funzione. Alcune mostrano o spiegano qualcosa in modo chiaro e immediato. Altre evocano, suggeriscono e lasciano spazio all’interpretazione. È proprio questa dimensione simbolica a essere particolarmente interessante nella didattica ludica.
Il simbolo permette di partire da qualcosa di concreto, come un’immagine, per arrivare a pensieri, concetti e significati più astratti. Le carte Dixit, con le loro illustrazioni evocative e aperte a interpretazioni diverse, si prestano molto bene a questo tipo di lavoro.
Il valore del simbolo nella didattica ludica
Un’immagine simbolica non rappresenta soltanto ciò che vediamo. Una porta può diventare un passaggio, una gabbia un limite, un viaggio un cambiamento. Il significato nasce dal collegamento che ciascuno costruisce tra l’immagine e ciò che essa gli fa pensare.
A scuola questo passaggio è importante perché permette di muoversi dal concreto all’astratto. Il bambino o il ragazzo parte da qualcosa di visibile, crea un’associazione e le attribuisce un significato. L’immagine non serve soltanto a illustrare un contenuto, ma può diventare uno strumento per pensarlo.
Il rapporto tra immagini metaforiche e apprendimento è stato studiato anche nella ricerca. Danielson, Schwartz e Lippmann (2015), nello studio Metaphorical Graphics Aid Learning and Memory, hanno osservato in due esperimenti come una maggiore corrispondenza metaforica tra immagine e contenuto possa sostenere l’apprendimento e il mantenimento delle informazioni.
Anche Birello e Pujolà (2023), nello studio Visual metaphors and metonymies in pre-service teachers’ reflections, hanno evidenziato un aspetto interessante della simbolicità. Analizzando il lavoro di 143 insegnanti in formazione, gli autori hanno rilevato che le metafore visive possono favorire la riflessione metacognitiva e una concettualizzazione più profonda delle proprie idee e convinzioni.
Le carte Dixit: immagini aperte e loro utilizzo nella didattica ludica
Le carte Dixit sono particolarmente adatte al lavoro simbolico perché non hanno un significato unico. Le loro immagini sono evocative, fantastiche, a volte strane e spesso ambigue. Una stessa carta può rappresentare la paura per qualcuno e il coraggio per qualcun altro, oppure richiamare un personaggio, un avvenimento, un concetto o un’esperienza.
La domanda centrale diventa: “Perché hai scelto proprio questa carta?”. Non interessa trovare la carta giusta, ma comprendere il collegamento che ha portato alla scelta. Per rispondere bisogna osservare, associare, interpretare e successivamente trovare le parole per raccontare il proprio pensiero.
Questa caratteristica permette anche di lavorare sulla pluralità dei punti di vista. Davanti alla stessa immagine due bambini o ragazzi possono costruire significati completamente differenti. Il confronto permette di scoprire che ciò che vediamo non coincide necessariamente con ciò che vede l’altro e che uno stesso simbolo può assumere significati diversi.
La simbolicità della didattica ludica nei diversi ordini di scuola
Scuola primaria
Nella scuola primaria si può partire dalla narrazione e dalle associazioni più immediate. Dopo una fiaba si può scegliere una carta per rappresentare un personaggio, un momento della storia o un’emozione. Si può anche chiedere quale immagine rappresenti meglio la crescita, il cambiamento, un viaggio o una scoperta. Il passaggio importante arriva quando il bambino prova a spiegare perché quella carta rappresenta proprio quel concetto.
Scuola secondaria di primo grado
Con i ragazzi si può aumentare il livello di astrazione. Una carta può rappresentare il tema di un racconto, un evento storico oppure concetti come libertà, responsabilità, conflitto o inclusione. Si possono confrontare anche carte diverse scelte per lo stesso concetto, utilizzando le differenti interpretazioni per argomentare il proprio punto di vista e ascoltare quello degli altri.
Scuola secondaria di secondo grado
Con gli studenti più grandi l’immagine simbolica può diventare il punto di partenza per interpretare concetti più complessi. Si può scegliere una carta per rappresentare un movimento letterario, un periodo storico, un concetto filosofico o il tema centrale di un’opera. Domande come “Quale immagine rappresenta il concetto di limite?” oppure “Quale carta assoceresti all’Illuminismo?” richiedono di scegliere un simbolo e costruire un’argomentazione capace di spiegare il collegamento.
Utilizzare immagini simboliche nella didattica ludica non significa semplicemente rendere una lezione più divertente. Il loro valore sta soprattutto nel processo che attivano.
Davanti a una carta il bambino o il ragazzo osserva, sceglie, associa, interpreta e racconta. Il simbolo lascia uno spazio che non è già stato riempito dall’adulto. In quello spazio possono nascere collegamenti, interpretazioni e punti di vista differenti.
Le carte Dixit sono interessanti proprio perché non spiegano tutto. Permettono di partire da un’immagine per arrivare altrove, facendo emergere connessioni e significati che una domanda diretta o un’immagine puramente descrittiva difficilmente produrrebbero.
Per approfondire l’utilizzo delle immagini e della simbolicità nei contesti scolastici, Psicoludìa propone il corso Le carte Dixit nella didattica, dedicato all’uso delle carte nei diversi ordini scolastici, nel gruppo classe e nelle discipline umanistiche e scientifiche. Il percorso affronta in modo specifico il linguaggio simbolico, il pensiero analogico e l’immagine come mediatore, creando un vero e proprio strumento di lavoro definito, appunto, didattica ludica.
Bibliografia e sitografia
Birello, M., & Pujolà, J. T. (2023). Visual metaphors and metonymies in pre-service teachers’ reflections: Beliefs and experiences in the learning and teaching of writing. Teaching and Teacher Education, 122, 103971.
Danielson, R. W., Schwartz, N. H., & Lippmann, M. (2015). Metaphorical Graphics Aid Learning and Memory. Learning and Instruction, 39, 194–205.


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