In questo articolo parleremo di come la Matrioska sia uno strumento molto utile nella relazione di aiuto per accompagnare l’esplorazione di sé.
Nella vita interiore di ognuno esiste una complessità che spesso rimane difficile da avvicinare, come se le emozioni, i ricordi e le parti di sé non riuscissero a trovare un modo per farsi vedere senza confondere o spaventare. Per questo alcune immagini e alcuni oggetti diventano strumenti preziosi. Questo avviene perché tali oggetti permettono di guardare ciò che accade dentro di noi con maggiore calma e con una distanza che non allontana, ma protegge. La Matrioska è uno di questi strumenti, perché unisce la forza del simbolo alla concretezza del gesto, e permette alla persona di esplorare la propria interiorità in modo semplice, sicuro e intuitivo.
1. Matrioska e identità
La Matrioska mostra che l’identità non è fatta di frammenti sparsi, ma di strati che si aprono l’uno dentro l’altro, ognuno con la sua “atmosfera emotiva”, la sua sensibilità, il suo modo di occupare spazio nella mente, e tuttavia tutti riconoscibili come parte della stessa figura. Ogni livello sembra dire che siamo sempre noi, anche quando cambiamo, anche quando ci sentiamo diversi da un momento all’altro, e questa continuità rassicura, perché permette di percepire la molteplicità senza viverla come una contraddizione.
2. Lavorare con oggetti e stimolazione del corpo
Quando la matrioska viene manipolata, non è solo l’immagine a lavorare, ma anche il corpo. Il gesto di aprire, chiudere, toccare, separare e ricomporre attiva i sensi, focalizza l’attenzione, permette di concentrarsi su una parte interna alla volta. Il tatto diventa un ponte tra ciò che si sente e ciò che si può vedere, e la persona, che sia un bambino o un adulto, può avvicinarsi ai propri contenuti emotivi con una gradualità che non ferisce, perché l’oggetto offre una distanza di sicurezza. È lo stesso principio che ritroviamo nell’uso delle miniature in psicoterapia, dove l’esternalizzazione permette di rendere manipolabili e osservabili emozioni complesse o traumatiche senza doverle affrontare direttamente.
3. La proiezione di contenuti disturbanti
La Matrioska, come ogni oggetto simbolico, ha un’azione proiettiva, ovvero ciò che la persona non riesce a dire, o non riesce a sentire in modo diretto, può essere trasferito sulla bambola, che diventa un contenitore temporaneo dell’esperienza interna. Questo protegge l’Io, perché permette di guardare ciò che fa paura senza esserne travolti. La persona può collocare una parte più fragile in una bambola interna, può lasciare una parte più forte in quella esterna, può aprire uno strato che non aveva mai osato toccare, e tutto questo avviene con una naturalezza che non richiede spiegazioni, perché il gesto parla da sé.
4. La Matrioska come spazio sicuro
L’oggetto crea anche un confine, una cornice, un piccolo spazio sicuro in cui ciò che accade è reale dal punto di vista emotivo ma non minaccioso dal punto di vista della vita quotidiana. La matrioska diventa così un luogo simbolico dove le parti interne possono essere esplorate, riconosciute, riorganizzate. Ogni strato può essere osservato senza che gli altri scompaiano, e questo permette di percepire la propria identità come una continuità che contiene differenze, non come un insieme di contrasti da risolvere.
In questo modo la matrioska aiuta la persona a leggere i propri processi interni con maggiore chiarezza, perché permette di vedere come le parti si tengono insieme, come si parlano, come si trasformano senza perdere la loro appartenenza. La complessità non è più un ostacolo, ma una struttura che sostiene, e la profondità non è più qualcosa da raggiungere, ma qualcosa che si apre gradualmente, strato dopo strato.
5. Formarsi
Psicoludìa da ormai 5 anni forma professionisti e professioniste della salute all'uso di strumenti "non convenzionali" all'interno del setting di relazione. Se pensate che la Matrioska possa essere uno strumento interessante per voi, andate qui a dare un occhio al programma della nostra formazione: "Matrioske in gioco Formazione all’uso creativo della matrioska nei contesti terapeutici ed educativi" condotto da me insieme alle colleghe di Psicoludìa, Annalisa Corbo e Simona Adelaide Martini.

5. Conclusioni
In conclusione, la Matrioska non è solo un oggetto tradizionale, ma un modo semplice e potente per avvicinarsi alla propria interiorità. La sua forma ripetuta, che cambia senza perdere sé stessa, ricorda che dentro di noi esiste una continuità che non cancella le differenze, ma le rende finalmente abitabili. Infine il gesto di aprirla, di toccarla, di esplorarla, permette di trasformare ciò che è difficile da dire in qualcosa che può essere guardato, compreso e, lentamente, integrato.


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